<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Bibliofilia &#8211; CITTÀ DEL SILENZIO</title>
	<atom:link href="https://www.cittadelsilenzio.it/category/history/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.cittadelsilenzio.it</link>
	<description>LA LIBERTÉ COMMENCE OÙ L’IGNORANCE FINIT (VICTOR HUGO)</description>
	<lastBuildDate>Thu, 08 May 2025 17:07:03 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.1</generator>

<image>
	<url>https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2020/09/cropped-logoCDS1-1-32x32.png</url>
	<title>Bibliofilia &#8211; CITTÀ DEL SILENZIO</title>
	<link>https://www.cittadelsilenzio.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Avventure di una giornalista nella Londra vittoriana</title>
		<link>https://www.cittadelsilenzio.it/2025/05/08/avventure-di-una-giornalista-nella-londra-vittoriana/</link>
					<comments>https://www.cittadelsilenzio.it/2025/05/08/avventure-di-una-giornalista-nella-londra-vittoriana/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cittadelsilenzio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 17:01:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliofilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cittadelsilenzio.it/?p=4104</guid>

					<description><![CDATA[Elizabeth Banks, tra le prime giornaliste investigative americane, acquistò notorietà grazie ad articoli nei quali raccontava esperienze di vita e di lavoro da lei vissute, in incognito, presso ricche famiglie inglesi. Oggi possiamo rileggerli raccolti nel volume "Campaigns of Curiosity. Journalistic Adventures of an American Girl in London".]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>di Elizabeth L. Banks</strong></p>



<p>Quando, poco più di un anno fa, arrivai a Londra con una bandiera a stelle e strisce in tasca, non avevo alcuna intenzione di rimanerci tanto a lungo da fare esperimenti approfonditi nel campo del <em>newer journalism</em>. Avevo solo fatto un salto in Inghilterra per visitare l’Abbazia di Westminster, la Cattedrale di St Paul e la Torre, con l&#8217;intenzione di tornare a casa e scrivere le mie impressioni su Londra e i londinesi. “Non dimenticare che sei americana e che stai andando in Inghilterra solo per mettere a confronto l’inferiorità di quel paese con la superiorità del tuo”, furono le parole di commiato pronunciate da un direttore americano quando lasciai New York.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="586" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/Hyde-Park-1898-1024x586.jpg" alt="" class="wp-image-4105" style="width:840px;height:auto" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/Hyde-Park-1898-1024x586.jpg 1024w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/Hyde-Park-1898-300x172.jpg 300w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/Hyde-Park-1898-768x440.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/Hyde-Park-1898-480x275.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/Hyde-Park-1898.jpg 1305w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><mark style="background-color:#000000" class="has-inline-color has-white-color">Hyde Park nel 1898</mark></figcaption></figure>
</div>


<p>Per un certo periodo di tempo dopo il mio arrivo, non solo non mi dimenticai mai di essere americana, ma mi preoccupai, in modo particolare, che nessun altro lo dimenticasse. Sventolavo la bandiera a stelle e strisce in ogni possibile occasione e sospiravo per avere un’opportunità di difendere il mio paese. L&#8217;opportunità non tardò ad arrivare. Ero a Londra da poco più di due settimane quando le critiche all’America di Rudyard Kipling apparvero sul <em>Times</em>. Il mio sfogo patriottico, che intitolai <em>An American Girl’s Reply to Mr. Kipling</em> apparve sullo stesso giornale pochi giorni dopo e lo Zio Sam m&#8217;inviò le sue congratulazioni da oltreoceano. Quello fu l’inizio della mia carriera giornalistica a Londra, una carriera che non è stata priva di piaceri, ma anche di duro lavoro.</p>


<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="666" height="1024" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/vittoria-666x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4106" style="width:288px;height:auto" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/vittoria-666x1024.jpg 666w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/vittoria-195x300.jpg 195w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/vittoria-768x1181.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/vittoria-480x738.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/vittoria.jpg 770w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /></figure>
</div>


<p>Dopo qualche mese, Londra cominciò ad piacermi così tanto che decisi di fermarmi più a lungo, per studiare qualcosa di più dell’“inferiorità” che il mio patriottico collega americano mi aveva raccomandato di cercare. Così, appesi la mia bandiera nell’ingresso, dove potesse essere vista senza risultare troppo invadente, e rivolsi la mia attenzione al lavoro attivo. Quando scrissi <em>In Cap and Apron</em>, per il <em>Weekly Sun</em>, decisi di non dire nulla sulla mia nazionalità e, correggendo le bozze, pensai di aver depurato il racconto di ogni americanismo. Ma, ahimè! furono i <em>wash-bowls</em> e le <em>pitchers</em> a tradirmi. “La signorina Banks è capace di usare un inglese corretto, visto che scrive <em>bowl </em>invece di <em>basin</em> e <em>pitcher</em> invece di <em>jug</em>?&#8221;, scrisse una matrona infuriata a uno dei giornali, e il direttore del <em>Weekly Sun</em> fu severamente criticato per aver permesso che una “volgare americana” apparisse sulle sue colonne. Un&#8217;altra signora sentenziò che dovevo essere una persona dai gusti stranamente carnivori per pretendere una colazione a base di carne, il che portò a una lettera da parte di un altro, che sosteneva che dovevo provenire dall’America, una terra dove gli abitanti facevano colazione con costolette, bistecche e focacce di grano saraceno. </p>



<p>Molte lettere giunsero a me personalmente: alcune da signore che sembravano credere che fossi venuta a Londra per aizzare la servitù contro le padrone, e mi fu chiesto di tornare in America prima di scatenare un’insurrezione. D&#8217;altra parte, i servi mi consideravano una sorta di nuovo Mosè, venuto a liberarli dalle grinfie dei loro oppressori, e le lettere di congratulazioni che alcuni di loro mi inviavano erano piuttosto divertenti. Dopo aver terminato la descrizione della mia vita a casa della Signora Allison e aver iniziato a scrivere delle mie esperienze a casa della Signora Brownlow (inutile dire che, in ogni caso, non ho scritto i veri nomi o gli indirizzi di queste persone), tutti si voltarono. Le padrone conclusero che, dopotutto, non ero poi così male; mentre la servitù mi insultava perché l&#8217;avvertivo che era sbagliato “protestare e non denunciare&#8221;. Una cameriera, infuriata, scrisse che aveva intenzione di suggerire che venissi nominata funzionaria della <em>Domestic Sevants’ Protective League</em>, ma ora mi sarebbe stato negato quell&#8217;onore, poiché ogni “servitore perbene” di Londra era mio nemico.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="648" height="538" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/banks3.png" alt="" class="wp-image-4107" style="width:595px;height:auto" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/banks3.png 648w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/banks3-300x249.png 300w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/banks3-480x399.png 480w" sizes="(max-width: 648px) 100vw, 648px" /></figure>
</div>


<p>Mentre raccontavo le mie esperienze come domestica e cameriera, la signora Allison e la signora Brownlow ricevettero manifestazioni di conforto da più parti, anche se mi sembrò che la compassione fosse sprecata, poiché nessuna delle due era oggetto di pubblica pietà come qualcuno immaginava. La Signora Allison, in particolare, era vista come una donna profondamente ferita, una sorta di martire, &#8220;massacrata&#8221; – disse uno scrittore – &#8220;per fare una vacanza giornalistica&#8221;. Per quanto ho potuto sapere, il mio impiego di cameriera a casa della signora Allison non ha avuto gravi conseguenze. Certo, il lavaggio dei panni è stato tristemente trascurato durante il mio <em>régime</em>, ma per il resto i compiti non sono stati svolti poi così male.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="641" height="1017" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/banks2.png" alt="" class="wp-image-4108" style="width:401px;height:auto" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/banks2.png 641w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/banks2-189x300.png 189w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/banks2-480x762.png 480w" sizes="(max-width: 641px) 100vw, 641px" /></figure>
</div>


<p> A chi capisce quanto sia piccolo il mondo non sembrerà strano che la Signora Allison e io abbiamo delle conoscenze in comune. Di recente, un&#8217;amica mi ha invitato ad accompagnarla a un pomeriggio domenicale salottiero, dove mi era stato assicurato che sarei stata accolta da un’affascinante padrona di casa e avrei incontrato persone molto piacevoli. La casa in cui mi avrebbe portata era quella della Signora Allison, in Portman Square! Sentendo quel nome, mi sono improvvisamente ricordata che stavo “scrivendo contro il tempo” e che il tipografo stava aspettando le copie. <br>Ho incontrato diverse volte la mia ex padrona e le sue figlie per strada e a teatro eravamo spesso vicine di posto; ma il mio si è rivelato un buon travestimento e dubito che mi avrebbero riconosciuto se non fossi apparsa loro con berretto e grembiule. I Brownlow mi perdonarono per l’inganno che gli avevo inflitto e poi andarono in America a recuperare le loro fortune, che – disse il signor Brownlow – avevano sofferto notevolmente a causa degli errori dell’amministrazione di Grover Cleveland.<br>Le critiche stimolate dai miei articoli in <em>Cap and Apron</em> furono lievi, se paragonate a quelle suscitate dalla comparsa, sulla <em>St. James&#8217;s Gazette</em>, della serie <em>The Almighty Dollar in London Society</em>. Non sono ancora in grado di capire come me le sia meritate. Mi sono sentita un po&#8217; nella posizione dello sfortunato gatto che annegò per mano del crudele Johnnie Green, benché, secondo la filastrocca: &#8220;It never did him any harm, / But caught the mice in his father&#8217;s barn”.</p>



<p><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">Elizabeth L. Banks, <em>Campaigns of Curiosity. Journalistic Adventures of an American Girl in London</em>, Chicago-New York, F. Tennyson Neely, 1894.</mark></strong></p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center has-black-background-color has-background"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" width="566" height="835" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/banks1.jpg" alt="" class="wp-image-4109 size-full" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/banks1.jpg 566w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/banks1-203x300.jpg 203w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/05/banks1-480x708.jpg 480w" sizes="(max-width: 566px) 100vw, 566px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-text-align-right has-white-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-77b9ac886a52e1d2abb043b97f558048"><strong>Elizabeth L. Banks (1872-1938) è stata una famosa giornalista investigativa e scrittrice americana, vissuta lungamente a Londra. </strong></p>



<p class="has-text-align-right has-white-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-7ca859f4f7ac33ba382ecbfac8a92066"><strong>Alla fine del XIX secolo, divenne nota grazie ad articoli nei quali raccontava esperienze da lei vissute in incognito, presso famiglie inglesi (ad esempio come cameriera), poi riuniti nel volume <em>Campaigns of Curiosity</em>. </strong></p>



<p class="has-text-align-right has-cyan-bluish-gray-background-color has-background has-link-color has-medium-font-size wp-elements-7b79524e2451dfeea7428bd7f98680dd"><strong>Il suo impegno giornalistico aiutò a far conoscere le condizioni del lavoro femminile nella Londra dell’epoca.</strong></p>
</div></div>



<p></p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.cittadelsilenzio.it/2025/05/08/avventure-di-una-giornalista-nella-londra-vittoriana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fragrance among old volumes</title>
		<link>https://www.cittadelsilenzio.it/2025/01/11/fragrance-among-old-volumes/</link>
					<comments>https://www.cittadelsilenzio.it/2025/01/11/fragrance-among-old-volumes/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cittadelsilenzio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jan 2025 10:20:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliofilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cittadelsilenzio.it/?p=4011</guid>

					<description><![CDATA[Nel 1910, Basil Anderton, bibliotecario di Newcastle-upon-Tyne, pubblicò un volume dedicato alla sua grande passione per i libri: "Fragrance Among Old Volumes. Essays and Idylls of a Book Lover".]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel 1910, Basil Anderton, bibliotecario di Newcastle-upon-Tyne, pubblicò un volume dedicato alla sua grande passione per i libri: <em>Fragrance Among Old Volumes. Essays and Idylls of a Book Lover</em> (London, Kegan Paul, Trench, Trubner &amp; Co., Ltd., 1910, printed by T. and A. Constable, Printers to His Majesty, at the Edinburgh University Press). </p>



<div class="wp-block-media-text is-stacked-on-mobile has-white-color has-black-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-7fb839aae47bc2223019578493547973" style="grid-template-columns:58% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" width="693" height="1024" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderton-1-1-693x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4016 size-full" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderton-1-1-693x1024.jpg 693w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderton-1-1-203x300.jpg 203w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderton-1-1-768x1135.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderton-1-1-480x709.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderton-1-1.jpg 854w" sizes="(max-width: 693px) 100vw, 693px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-medium-font-size">Il titolo &#8211; che evoca al primo impatto una sensazione familiare per chi vive quotidianamente tra scaffali e volumi &#8211; raccoglieva alcuni brevi testi, precedentemente apparsi sul <em>Book Lover’s Magazine</em> e sul <em>Journal of Education</em> (gli editori del primo periodico avevano anche concesso di riprodurre le illustrazioni degli articoli da loro pubblicati).</p>
</div></div>



<p>La varietà dei contributi qui raccolti non permette una definizione univoca di quest’opera, che può facilmente apparire disorganica. Infatti, se leggiamo il saggio dedicato al “grande fiorentino” Magliabecchi, bibliotecario del Granduca, o quello sugli ex libris disegnati da Thomas Bewick (1753-1828) &#8211; negli anni in cui la collezione Bewick veniva donata da John William Pease alla biblioteca pubblica di Newcastle-upon-Tyne &#8211; riconosciamo senza esitazione il curiosare dell’erudito tra le inesauribili occasioni che può offrire una ricca biblioteca. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="815" height="712" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderton-3.jpg" alt="" class="wp-image-4013" style="width:845px;height:auto" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderton-3.jpg 815w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderton-3-300x262.jpg 300w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderton-3-768x671.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderton-3-480x419.jpg 480w" sizes="(max-width: 815px) 100vw, 815px" /></figure>



<p>Altri testi, però, più inclini alla meditazione, appaiono di segno ben diverso e fanno della biblioteca la cornice entro la quale accogliere piccole storie intrise di grazia, pagine di buona letteratura o bozzetti coinvolgenti, estranei all’arido impianto saggistico visto altrove. <br>Riletto oggi, a oltre un secolo di distanza, il volume di Anderton conserva intatta la sua piacevolezza e quell’eterogeneità di stile e contenuto, lungi da essere una debolezza, esalta la pluralità di esperienze che solo i libri consentono di vivere.<br>Per apprezzarlo meglio, basta rileggere l’emblematico racconto, il terzo, che suggerisce il titolo al volume: <em>Fragrance Among Old Books</em> (pp. 29-32). Protagoniste sono due sorelle insegnanti, Miss Joan e Miss Dorothy, solite frequentare la biblioteca il sabato per raccogliere il materiale destinato ai loro studenti la settimana successiva. Anderton loda la loro felice naturalezza, la loro semplicità e l’amore per l’insegnamento, che si traduce in un impegno assoluto e generoso. Le piccole gioie quotidiane restano, però, inscalfibili: sempre pronta per loro c’è una teiera e, mentre Dorothy taglia una fetta di torta, Joan prepara il tè.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="637" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/lettrici-4-1024x637.jpeg" alt="" class="wp-image-4014" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/lettrici-4-1024x637.jpeg 1024w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/lettrici-4-300x187.jpeg 300w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/lettrici-4-768x478.jpeg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/lettrici-4-480x299.jpeg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/lettrici-4.jpeg 1111w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p><strong>Fragrance Among Old Books</strong></p>



<div class="wp-block-group is-vertical is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-8cf370e7 wp-block-group-is-layout-flex">
<p><em>In one alcove of a certain library there seemeth ever to linger the scent of tea-roses. Two maiden ladies are wont to read there, mostly on Saturday afternoons, and once they were wearing each a sweet cluster of these flowers. Perchance some rarer balminess of air and sunshine had cleared their vision and compelled the unwonted purchase; for they never wore them before nor after – nor, indeed, any flowers at all. They live in the town, and have no fragrant garden where sun-lit flowers thrive; they are poor in this world’s goods, so perforce they cannot buy. Therefore we see them clad ever soberly in closefitting bonnets that, through some obscure tinge of colour, are just not black, and, if the weather is cold, in some quaint cape and woollen gloves. Their skirts are short for the cleaner walking; their boots stout and, it may be, patched; their hair smoothly braided. In such guise are these sisters, Miss Joan and Miss Dorothy, wont to come on Saturdays to their corner of the library, and to gather the substance of some lesson that they must give to their scholars next week; for they are schoolmistresses. In </em>Chambers’s Encyclopædia<em> they find great store of wealth, and ply their pencils and little note-books, whispering and nodding to one another. Or the librarian, seeing that they are perchance busied about the early explorers, may show them, in an old volume of travels, some strange tale of marvels in newly-discovered lands. With what rapt wonder do they read, with what whispered exclamations of awe and delight. But at last – well, ’tis hard in these voyages to sever fact from fancy – how shall they be sure which is which? How terrible if they made a mistake in class! So they turn once more to the terra firma of </em>Chambers’s Encyclopædia<em>, though Miss Dorothy, the younger, whose face has still hints of comeliness, heaves a little sigh at abandoning those bold sailors, and the rush o’ the sea, and that free, strong life. But she defers happily to her wiser sister, gladdened at heart for this glimpse into a bygone wonderland; and presently, their work done, they will get up, still nodding and smiling, and go home armed at all points for the lesson to their highest class – which consists of two big girls.</em></p>



<div class="wp-block-media-text has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center has-white-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-42cd3cf1d74341555a155d95e6c2caea" style="grid-template-columns:auto 39%"><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-text-align-center has-white-color has-vivid-purple-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-7bd06d0d2f9b8a8575e0bee2620a6abc" style="font-size:15px"><em><strong>In one alcove of a certain library there seemeth ever to linger the scent of tea-roses. Two maiden ladies are wont to read there, mostly on Saturday afternoons, and once they were wearing each a sweet cluster of these flowers. Perchance some rarer balminess of air and sunshine had cleared their vision and compelled the unwonted purchase; for they never wore them before nor after – nor, indeed, any flowers at all. </strong></em></p>
</div><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" width="978" height="855" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/rose-inizio-9001-2.jpg" alt="" class="wp-image-4019 size-full" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/rose-inizio-9001-2.jpg 978w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/rose-inizio-9001-2-300x262.jpg 300w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/rose-inizio-9001-2-768x671.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/rose-inizio-9001-2-480x420.jpg 480w" sizes="(max-width: 978px) 100vw, 978px" /></figure></div>



<p>                  <em>Teaching does not bring them riches; but if they know that they are poor, the knowledge afflicts them not. They work on with a happy naturalness, now and again going, note-book still in hand (for they have ever an afterthought for their school), to some free lecture in the town. One thing only about their school-work troubles them – and it is that they can spare so few pounds a term as salary to the teacher who helps them. Still, the teacher is generally loth to leave them, and grows to love them not a little. For gifts of charity they have but scanty pence. Therefore, that they be not found at the last empty-handed, they give of their toil; and on Sunday, after their week’s teaching, will don a somewhat wider lace-collar, and plod down twice a day to the Church rooms, in fair weather or foul, to teach once more in the Sunday School. Ye sweet-minded women! Small wonder if after this labour your faces look at times pale and pinched, and your eyes too alert and hungry. But if we would see them in a glow of hospitable happiness, we must call upon them in their home, and have a cup of tea with them. The tea-pot is ready to their hand, and while Miss Dorothy cuts into a little cake (kept in readiness for visitors, and only eaten privately when quite stale). Miss Joan brews the tea. So they spend their life – a life that, if simpleminded, hath yet a certain dignity and recollectedness; if austere towards themselves, is yet, within its means, generous to others; if laborious, yet taketh delight in the society of friends. And the fragrance of such a life is, one may fancy, not ill symbolised by the flowers they wore on that memorable day.</em></p>
</div>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="664" height="536" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderson-2.jpg" alt="" class="wp-image-4015" style="width:570px;height:auto" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderson-2.jpg 664w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderson-2-300x242.jpg 300w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2025/01/Anderson-2-480x387.jpg 480w" sizes="(max-width: 664px) 100vw, 664px" /></figure>
</div>


<p></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.cittadelsilenzio.it/2025/01/11/fragrance-among-old-volumes/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Aristotele in catene: il lamento dei libri contro le guerre</title>
		<link>https://www.cittadelsilenzio.it/2024/05/31/aristotele-in-catene-il-lamento-dei-libri-contro-le-guerre/</link>
					<comments>https://www.cittadelsilenzio.it/2024/05/31/aristotele-in-catene-il-lamento-dei-libri-contro-le-guerre/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cittadelsilenzio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2024 17:07:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliofilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cittadelsilenzio.it/?p=3959</guid>

					<description><![CDATA[Nella "Querimonia librorum contra bella", di Richard de Bury, sapere degli antichi e sapienza dei cristiani, custoditi nei libri e difesi dalla retorica, sono minacciati dalla furia devastatrice della guerra.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <em>Lamento dei libri contro le guerre </em>è forse uno dei momenti narrativi più intensi del <em>Philobiblon</em>, celebre trattatello sulla bibliofilia, concluso da Richard de Bury, vescovo di Durham, il 24 gennaio 1344.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="765" height="1024" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/the-philob-765x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3961" style="aspect-ratio:0.7470703125;width:329px;height:auto" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/the-philob-765x1024.jpg 765w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/the-philob-224x300.jpg 224w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/the-philob-768x1028.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/the-philob-480x642.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/the-philob.jpg 789w" sizes="(max-width: 765px) 100vw, 765px" /></figure>
</div>


<p>Nella <em>Querimonia librorum contra bella</em>, sapere degli antichi e sapienza dei cristiani, custoditi nei libri e difesi dalla retorica, sono minacciati dalla furia devastatrice della guerra. Certo, l’abile diplomatico Richard, raffinato collezionista alla ricerca di codici da salvare, sa bene che, in realtà, i volumi hanno molti avversari, come chierici, monaci o frati, ma solo la guerra annienta <em>vasa rationis</em>: solo la guerra nuoce ai libri più di qualunque pestilenza: <em>Certe non sufficimus singulos libros luctu lamentari condigno, qui in diversis mundi partibus bellorum discrimine perierunt</em>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="570" height="831" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/arist-in-catene.jpeg" alt="" class="wp-image-3965" style="aspect-ratio:0.6689453125;width:281px;height:auto" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/arist-in-catene.jpeg 570w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/arist-in-catene-206x300.jpeg 206w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/arist-in-catene-480x700.jpeg 480w" sizes="(max-width: 570px) 100vw, 570px" /></figure>
</div>


<p><em>Quot labores celebris Herculis</em> andarono distrutti nell’incendio della biblioteca di Alessandria e <em>quot millia millium prelium decennale troianum ab hac luce transmisit</em>! L’eco di questa celebre <em>querimonia </em>è giunta fino a noi, mantenendo inalterati il<em> pathos </em>bibliofilo, l’efficace impalcatura ermeneutica, strutturata intorno ai classici, e la consapevolezza che <em>quisquis igitur se fatetur veritatis, felicitatis, sapientie vel scientie, seu etiam fidei zelatorem, librorum necesse est fateatur amatorem</em>.</p>



<p>Viva e percettibile nei secoli è rimasta anche la vibrante, esemplare tensione civile del testo trecentesco, come hanno dimostrato i bibliotecari italiani impegnati nel ricovero dei materiali rari e di pregio durante la seconda guerra mondiale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="679" height="1024" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/biblioteca-benedettina-679x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-3966" style="aspect-ratio:0.6630859375;width:310px;height:auto" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/biblioteca-benedettina-679x1024.jpeg 679w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/biblioteca-benedettina-199x300.jpeg 199w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/biblioteca-benedettina-768x1158.jpeg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/biblioteca-benedettina-480x724.jpeg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/biblioteca-benedettina.jpeg 881w" sizes="(max-width: 679px) 100vw, 679px" /></figure>
</div>


<p><strong><em>Libri e guerra in Italia fra 1936 e 1945</em></strong></p>



<p>Fin dal 1936, l’amministrazione statale aveva disciplinato la tutela del patrimonio librario in caso di guerra, ponendo particolare attenzione ai pericoli che i libri avrebbero potuto correre nel corso di attacchi aerei (vedi, in particolare: <em>La ricostruzione delle biblioteche italiane dopo la guerra 1940-45, I-II, </em>Roma, [s.d.]). Vennero così impartite a direttori di biblioteca e soprintendenti precise disposizioni “circa la scelta e lo spostamento del materiale bibliografico”. Il materiale venne così suddiviso in tre gruppi: A (esemplari indispensabili, monumenti del pensiero umano: per questo dovevano essere trasferiti in luoghi decentrati e sicuri), B (libri che, pur non avendo grande pregio, destavano comunque interesse), C (opere ritenute di modesto valore, anche se, in molti casi, ampiamente diffuse fra gli utenti). A partire dal 1939, su incarico della Direzione Generale delle Accademie e Biblioteche d’Italia, l’ispettore Luigi de Gregori individuò gli edifici nei quali ricoverare il delicatissimo materiale del gruppo A, privilegiando complessi religiosi e monumentali defilati rispetto ai grandi centri abitati, lontani da obiettivi ritenuti sensibili ein buono stato di conservazione. Vennero scelti undici siti: Pontida, Torrechiara, Carceri, Passignano, Subiaco, Loreto, Martano, Bronte, Polizzi Generosa, Cagliari, Castelletto d’Orba. Il “Castello Crosa a Bellimbau in Castelletto d’Orba (Alessandria)”, dal giugno 1940, ospitò i fondi della Biblioteca Nazionale di Torino e della Biblioteca Universitaria di Genova. Nonostante le misure preventive adottate dal Ministero, le difficoltà gestionali, connesse alla particolare tipologia degli oggetti e alla precarietà della situazione, furono comunque inevitabili. Gli sviluppi della guerra, inoltre, condizionarono le misure di tutela dei fondi librari decentrati. Come nota Giorgio de Gregori (<em>Le biblioteche italiane durante la guerra 1940-1945, </em>in “La Bibliofilia”, C, 1998, 1, p. 29), soprattutto dopo lo sbarco e l’armistizio, l’ottica difensiva adottata fino a quel momento conobbe un “radicale capovolgimento”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="747" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/Biblioteca_Nazionale_Torino.jpg" alt="" class="wp-image-3967" style="aspect-ratio:1.3708165997322623;width:842px;height:auto" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/Biblioteca_Nazionale_Torino.jpg 1024w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/Biblioteca_Nazionale_Torino-300x219.jpg 300w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/Biblioteca_Nazionale_Torino-768x560.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2024/05/Biblioteca_Nazionale_Torino-480x350.jpg 480w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Con i tedeschi alla ricerca di località isolate, l’intensificarsi dell’attività partigiana e il nuovo ruolo assunto da alcune grandi città (Napoli, Roma, Firenze, Venezia), ora più sicure, si ebbe infatti un preoccupante innalzamento dell’indice di pericolosità per molte biblioteche italiane, mentre in altri casi la politica preventiva, impostata dal Ministero e attuata da validi funzionari, si rivelò efficace. </p>



<p>Ad esempio, la Biblioteca Universitaria di Genova, bombardata nell’ottobre 1942 e nel maggio 1944, risultò indenne per quanto riguardava tutto il materiale librario da tempo collocato in protezione antiaerea, oltre al materiale sfollato che, nel 1946, rientrò in sede. Conseguenze più serie subì, invece, la Biblioteca Nazionale di Torino, nonostante si fosse mossa a difesa del patrimonio librario fin dall’autunno 1938. L’8 dicembre 1942, una bomba incendiaria devastò infatti cinque magazzini. La guerra costò anche trecento legature di pregio, 16.736 incisioni, centocinquanta fotografie e, circa diecimila carte geografiche.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.cittadelsilenzio.it/2024/05/31/aristotele-in-catene-il-lamento-dei-libri-contro-le-guerre/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;ambasciata dell&#8217;era Tenshō</title>
		<link>https://www.cittadelsilenzio.it/2023/09/09/unambasciata-dellera-tensho/</link>
					<comments>https://www.cittadelsilenzio.it/2023/09/09/unambasciata-dellera-tensho/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cittadelsilenzio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Sep 2023 09:06:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliofilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cittadelsilenzio.it/?p=3852</guid>

					<description><![CDATA[La stampa ha precocemente documentato la prima missione giapponese in Europa. Il più importante resoconto a stampa è opera di Guido Gualtieri: "Relationi della venuta degli ambasciatori giaponesi à Roma, fino alla partita di Lisbona", uscito nel 1586.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La stampa ha precocemente documentato la prima, “nobilissima” missione giapponese in Europa, nota come <em>Tenshō shōnen shitetsu</em> (delegazione dei giovani dell’era Tenshō).</p>



<p>Nel 1582, il padre visitatore dei Gesuiti, l’abruzzese Alessandro Valignano, arrivato in Giappone nel 1579, anno VII dell’era Tenshō, aveva organizzato una spedizione composta da una ventina di persone. Ha scritto Venanzio Amoroso che, tra questi, figuravano “quattro legati giapponesi che avevano studiato nel seminario fondato ad Arima dallo stesso padre. I quattro avevano il compito di consegnare a Gregorio XIII a Roma delle lettere da parte dei tre nobili <em>Daymō</em> di Kyūshū, un’isola del sud del Giappone, che erano stati convertiti al Cristianesimo [Ōmura Sumitada, Ōtomo Yoshishige, Arima Harunobu]. Attraverso di essi il Papa avrebbe così potuto disporre di una diretta testimonianza dei risultati che la Compagnia di Gesù stava conseguendo in Giappone e, avallandone l’operato, ne avrebbe anche stabilito il monopolio”.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO1.jpg" alt="" class="wp-image-3853" width="430" height="627" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO1.jpg 522w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO1-206x300.jpg 206w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO1-480x700.jpg 480w" sizes="(max-width: 430px) 100vw, 430px" /></figure>
</div>


<p>Nelle intenzioni del religioso la spedizione, pianificata nel 1581, assumeva un importantissimo valore strategico. Stiamo parlando, per lo più, di “ambasciatori” giovanissimi, due dei quali esponenti della nobiltà nipponica: Itō Sukemasu Mancio (nato nel 1568, nipote del signore feudale di Hyūga e rappresentante ufficiale della missione), Chijiwa Seizaemon Miguel (n. 1569, nipote del signore feudale di Arima), Nakaura Jingorō Julião (n. 1567) e Hara Martin (n. 1569).</p>



<p>Salparono dal porto di Nagasaki, su nave portoghese, il 20 febbraio 1582, diretti in Portogallo, ma perdendo presto l’ideatore del tutto – il Valignano stesso – che era stato nominato provinciale delle Indie il 4 gennaio 1583 e che, pertanto, fu costretto a restare in Asia. <br>Al suo posto subentrò il gesuita Nuno Rodrigues, rettore del Collegio di San Paolo a Goa, insieme con un interprete, Diogo de Mesquita, figura destinata a rivestire un ruolo importante nell’ambito della missione cattolica in Giappone. <br>Dopo due anni di viaggio per mare, la delegazione giunse a Cascais (10 agosto 1584) e a Lisbona (11 agosto): qui sostò qualche mese, per poi ripartire in vista della Spagna dove, toccate Madrid e altre città, puntò l’Italia, direzione Livorno (vi giunse il primo marzo 1585).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO2.jpg" alt="" class="wp-image-3854" width="588" height="472" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO2.jpg 786w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO2-300x241.jpg 300w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO2-768x617.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO2-480x385.jpg 480w" sizes="(max-width: 588px) 100vw, 588px" /></figure>
</div>


<p>La visita dei giapponesi, iniziata idealmente a Roma, dove incontrarono per primi Alessandro de’ Medici e il granduca di Toscana, Francesco de’ Medici, e ricevettero una grande accoglienza da parte di Gregorio XIII e dal suo successore, Sisto V, si snodò attraverso numerose località, quali Assisi, Loreto, Urbino, Ancona, Venezia, Bologna, Ferrara, Verona, Milano e si concluse nella Repubblica di Genova. Dal porto ligure, gli ambasciatori ripartirono verso Spagna e Portogallo. A Goa c’era ad attenderli Alessandro Valignano, che li riportò in Giappone, dove finalmente rientrarono il 21 luglio 1590.</p>



<p>Il più importante resoconto a stampa di questa storica spedizione apparve nel 1586, ad opera del letterato maceratese Guido Gualtieri, Segretario delle Lettere Latine con Sisto V: <em>Relationi della venuta degli ambasciatori giaponesi à Roma, fino alla partita di Lisbona. Con una descrittione del lor paese, e costumi, e con le accoglienze e fatte loro da tutti i Prencipi Christiani, per dove sono passati </em>(Venezia, Giolito, 1586) ed ebbe molte edizioni (tre già nel medesimo anno), fino al 1895 (Schio, Marin)</p>



<figure class="wp-block-gallery aligncenter has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="717" height="1024" data-id="3857" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO5-1-717x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3857" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO5-1-717x1024.jpg 717w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO5-1-210x300.jpg 210w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO5-1-768x1097.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO5-1-1076x1536.jpg 1076w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO5-1-480x685.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/TENSHO5-1.jpg 1189w" sizes="(max-width: 717px) 100vw, 717px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="625" height="1024" data-id="3859" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/9e9db7f8-201c-4418-8c33-bcfcd53d200c-2-625x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3859" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/9e9db7f8-201c-4418-8c33-bcfcd53d200c-2-625x1024.jpg 625w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/9e9db7f8-201c-4418-8c33-bcfcd53d200c-2-183x300.jpg 183w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/9e9db7f8-201c-4418-8c33-bcfcd53d200c-2-768x1259.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/9e9db7f8-201c-4418-8c33-bcfcd53d200c-2-937x1536.jpg 937w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/9e9db7f8-201c-4418-8c33-bcfcd53d200c-2-480x787.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2023/09/9e9db7f8-201c-4418-8c33-bcfcd53d200c-2.jpg 952w" sizes="(max-width: 625px) 100vw, 625px" /></figure>
</figure>



<p>“Gli stampatori fecero a gara per soddisfare tale desiderio e pubblicarono uno dopo l’altro tutta una serie di testi su di loro e il Giappone, con notizie non sempre vere, spesso arricchite da una buona dose di fantasia ed invenzione. Nel solo 1585 ben 49 titoli trattarono della venuta in Italia dei Giapponesi e tra il 1586 e il 1593 ne apparvero altri 29”, ricorda Amoroso. <br>Il contributo che l’opera apportò fu notevole, anche perché raccoglieva e divulgava tutte le informazioni allora note sul Giappone, in un periodo delicatissimo per le relazioni tra autorità militari e missioni cristiane nel paese estremo-orientale, quando imperavano figure della levatura di Oda Nobunaga e del samurai Toyotomi Hideyoshi.</p>



<p><strong>Su questo, cfr.: Venanzio Amoroso, <em>Viaggiatori Stranieri in Liguria</em>, Genova, Unioncamere Liguri-Centro Studi e Ricerche “Viaggiatori stranieri in Liguria”, 1988. Più recentemente: Cristina Rosa, <em>La prima ambasceria Giapponese in Europa</em>, Viterbo, Sette città, 2022.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.cittadelsilenzio.it/2023/09/09/unambasciata-dellera-tensho/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il &#8220;Viaggio nel Mar Rosso e tra i Bogos&#8221;. Le origini del colonialismo italiano viste da Arturo Issel</title>
		<link>https://www.cittadelsilenzio.it/2022/12/20/il-viaggio-nel-mar-rosso-e-tra-i-bogos-le-origini-del-colonialismo-italiano-viste-da-arturo-issel/</link>
					<comments>https://www.cittadelsilenzio.it/2022/12/20/il-viaggio-nel-mar-rosso-e-tra-i-bogos-le-origini-del-colonialismo-italiano-viste-da-arturo-issel/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cittadelsilenzio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 20:29:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliofilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cittadelsilenzio.it/?p=3746</guid>

					<description><![CDATA[La quarta edizione del "Viaggio nel Mar Rosso e tra i Bogos", di Arturo Issel, è ricca di spunti nuovi e originali, in quanto coevi alla presenza coloniale italiana in Africa Orientale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ricordiamo la figura di Arturo Issel, morto un secolo fa, nel novembre 1922, riscoprendo un’opera importante, anche se un po’ eccentrica rispetto alla consolidata produzione scientifica e d’ambito ligure: il <em>Viaggio nel Mar Rosso e tra i Bogos</em>. L’esemplare che esamineremo fa parte della quarta edizione, rivista dall’autore, accresciuta e illustrata da 27 incisioni (<em>Viaggio nel Mar Rosso e tra i Bogos. Con un’appendice sul Mar Rosso nei suoi rapporti coll’Italia dopo il 1870</em>, Milano, Treves, 1885). L’<em>Avvertenza</em> rileva le precedenti edizioni, apparse tra 1871 e 1876, ma innegabilmente è la presente a rivestire il maggiore interesse, poiché ricca di spunti nuovi e originali, in quanto coevi alla presenza coloniale italiana in Africa Orientale.</p>



<div class="wp-block-image is-style-rounded"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/Arturo_Issel_ante_1877_-_Accademia_delle_Scienze_di_Torino_0157_B-1.jpg" alt="" class="wp-image-3754" width="402" height="512"/><figcaption><em>Arturo Issel</em></figcaption></figure></div>



<p>Il lettore si appresta così a leggere “<em>il racconto di alcune gite fatte alla baia d’Assab, a Massaua, nell’arcipelago del Dalhac e nel paese dei Bogos, collo scopo di raccogliere oggetti naturali ed osservazioni scientifiche. Se le descrizioni dell’autore potevano anni sono riuscir attraenti pel loro merito intrinseco e come quelle di località poco esplorate e ricche di produzioni naturali, oggidì l’interesse che inspiravano al pubblico italiano è cresciuto oltre misura, perciocché Assab, come prevedeva l’Issel, è divenuto non solo importante scalo marittimo e commerciale, ma ancora punto di partenza di nuovi acquisti territoriali, e a Massaua, in seguito ad avvenimenti inaspettati, sventola ormai la nostra bandiera</em>”.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/1-630x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3748" width="306" height="498" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/1-630x1024.jpg 630w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/1-185x300.jpg 185w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/1-768x1248.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/1-946x1536.jpg 946w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/1-480x780.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/1.jpg 1017w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></figure></div>



<p>Issel parte da Genova sul piroscafo <em>Africa</em>, della Società di navigazione Rubattino: “<em>Regnano a bordo la confusione, il viavai, il frastuono che sogliono precedere la partenza: qua facchini cacciano nelle stive le ultime palate di carbone, là marinai alzano l’ancora, od assicurano in coperta botti e balle. I viaggiatori abbracciano una volta ancora i loro cari, nel momento della separazione, ed il vapore impaziente che mugge e freme nelle caldaie copre le parole d’addio</em>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="676" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/2-1024x676.jpg" alt="" class="wp-image-3749" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/2-1024x676.jpg 1024w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/2-300x198.jpg 300w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/2-768x507.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/2-480x317.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/2.jpg 1391w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Ecco la porta d’Africa, Porto Said, recente insediamento commerciale e marittimo nato su una spiaggia deserta, 10.000 abitanti, numerose officine, ampi magazzini forniti di ogni derrata, eleganti edifici in pietra, comodi scali per l’imbarco e lo sbarco delle merci, un faro monumentale e un bellissimo giardino, alimentato dalle acque del Nilo. È da lì che, con i migliori auspici, il viaggio di Issel s’invola verso Suez, “<em>pel famoso canale che ha reso l’Eritreo tributario del Mediterraneo. Le sue acque, lucide come specchio, si svolgono dapprima a perdita di vista, tra i due argini paralleli e rettilinei, che le dividono dalla palude del Menzaleh. Più avanti, esso scorre fra le terre asciutte si va restringendo</em>”. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="790" height="419" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/8.jpg" alt="" class="wp-image-3755" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/8.jpg 790w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/8-300x159.jpg 300w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/8-768x407.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/8-480x255.jpg 480w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></figure>



<p>Quando il piroscafo entra nella baia d’Assab, Issel fornisce considerazioni più articolate: “<em>si è messo in dubbio da taluno che la baia d’Assab fosse dotata dei requisiti desiderabili per fondarvi una stazione commerciale e marittima. Io ritengo che se non li ha tutti, possiede almeno i più essenziali: offre cioè buoni ancoraggi ed acque sufficientemente profonde per le maggiori navi; è ben riparata dai venti, e segnatamente da quelli di mezzogiorno e di sud-ovest che dominano in quella parte del Mar Rosso; l’aria vi è, a quanto pare, salubre e pura; il clima, comunque caldissimo, è sembrato a noi tutti più tollerabile di quello d’Aden, e d&#8217;altronde l&#8217;ombra dei ciuffi di palma </em>dum<em> e dei boschetti d’acacia mitiga sulle sue rive l’ardore del sole</em>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="455" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/9-1024x455.jpg" alt="" class="wp-image-3750" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/9-1024x455.jpg 1024w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/9-300x133.jpg 300w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/9-768x341.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/9-480x213.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/9.jpg 1369w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Massaua</em></figcaption></figure>



<p>Alla domanda su come creare ad Assab una stazione navale e un emporio commerciale, Issel risponde che, siccome il territorio africano si trova, per posizione geografica, natura del suolo e clima, nelle condizioni di Aden, gli italiani dovrebbero fare esattamente come fecero gli inglesi – e con successo –, ovvero eseguire lavori per agevolare la movimentazione di merci e passeggeri, costruire un molo e una banchina, munire il nuovo porto di un fanale e di segnali. Servirebbero, inoltre, capanne da concedere gratuitamente ai coloni, pozzi, strade, piazze, oltre a una piccola guarnigione stazionaria di cento uomini per proteggere la colonia. Ancora, si dovrebbero offrire alle popolazioni locali tutte le possibili agevolazioni quale incentivo a stabilirsi nella nuova città “<em>e perciò bisognerebbe adottare un sistema coloniale che assicurasse a tutti libertà intera e protezione, e non inceppasse il commercio con dazi e balzelli</em>”. Auspicabile, inoltre, proseguire l’esplorazione dei paesi vicini, ancora in gran parte sconosciuti, per tessere rapporti di amicizia con i capi indigeni. Issel avverte che Assab non sarà mai colonia agricola, ma una stazione navale e militare, utile all’Italia per penetrare ed estendersi nell’Etiopia meridionale e come nuovo sbocco aperto al commercio, anche in risposta a chi lamenta la mancanza di possessi coloniali italiani atti ad accogliere la nostra emigrazione.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/4-1024x759.jpg" alt="" class="wp-image-3751" width="530" height="393" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/4-1024x759.jpg 1024w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/4-300x222.jpg 300w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/4-768x569.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/4-480x356.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/4.jpg 1204w" sizes="(max-width: 530px) 100vw, 530px" /></figure></div>



<p>Ovviamente, ampio spazio è concesso alle popolazioni locali: indole, costumi, idiomi. Da segnalare anche alcune osservazioni sulla religione. A Massaua, ad esempio, “<em>non occorre dirlo, son tutti o quasi tutti mussulmani</em>”. Gli Abissini, al contrario, “<em>professano, per la maggior parte, le dottrine di Cristo, che furono, dicesi, apportate nel loro paese fin dall’anno 341 dell’era volgar</em>e”. Malgrado gli sforzi dei missionari cattolici, l’Islam ottiene progressi, non solo tra gli abitanti del litorale, ma anche in certe province dell’interno, attraverso un’intensa pressione, esercitata, in particolare, dagli egiziani. Peraltro, regna in entrambe le confessioni la massima tolleranza, unita però a poca devozione, e la maggior parte delle persone si preoccupa più del rito che della dottrina, esponendosi così alle credenze superstiziose e a rimasugli di antichi culti. Sulla schiavitù e sul fatto che, ogni anno, dal porto di Massaua, partono clandestini destinati a essere venduti nei mercati dell’Arabia o dell’Egitto, Issel conferma che esistono mercanti di schiavi (“<em>scellerata industria</em>”) e che, nei domini della Turchia e dell’Egitto, la tratta non è mai stata abolita, malgrado le reiterate e perentorie richieste dei potentati europei: “<em>al Sudan vien sottratto annualmente dalla schiavitù un numero di abitanti che si fa ascendere a 350,000, e di questi, vuolsi che quattro quinti soccombano miseramente in viaggio alle fatiche, ai patimenti, alle sevizie</em>”.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/00.jpg" alt="" class="wp-image-3752" width="585" height="816" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/00.jpg 665w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/00-215x300.jpg 215w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/00-480x670.jpg 480w" sizes="(max-width: 585px) 100vw, 585px" /></figure></div>



<p>E i Bogos, citati perfino nel titolo? Issel incontra i Bogos (o “Bilen”, come si definiscono loro: i nostri “Bileni”) nell’allora villaggio di Keren, a circa 60 miglia da Massaua. Questa popolazione discende da una tribù emigrata nel Seicento dagli altipiani e appartiene alla <em>schiatta bellicosa</em> dei gruppi etnici Agau (reputati aborigeni dell’Abissinia), di cui conservano il linguaggio. Ora occupa una contrada montuosa geograficamente appartenente all’Abissinia. Saranno forse 10.000, suddivisi in 20 villaggi, e quasi tutti sono dediti alla pastorizia. Hanno una giurisprudenza propria, un’articolazione sociale in patrizi, plebei e schiavi e una costituzione politica non unitaria, poiché si differenzia da villaggio a villaggio.</p>



<p>Come già notato, il valore aggiunto di questa quarta edizione del <em>Viaggio</em> si trova nell’appendice del marzo 1885, incentrata sui rapporti tra il Mar Rosso e l&#8217;Italia. Attraverso una rapida rassegna, Issel ricompone le circostanze e le vicende che portarono all&#8217;esordio delle nostre imprese coloniali, con approfondimenti di carattere storico, politico e diplomatico. “<em>Pel nostro paese </em>– osserva –<em> il bisogno d’espansione è urgente, la necessità di aprire nuovi sfoghi alla emigrazione e al commercio è imprescindibile. Di più, tutto lascia credere che questo bisogno e questa necessità andranno sempre crescendo. I protettorati francese in Tunisia ed inglese in Egitto hanno reso più angusto il campo d&#8217;azione degli Italiani, più malagevole l’esercizio della loro attività sulle rive del Mediterraneo. Nelle repubbliche americane, allorché non sono turbate da guerre intestine ed agitazioni, essi trovano è vero ospitalità e lavoro; ma colà vanno a rinvigorire nuove nazionalità che hanno obbiettivi ed interessi diversi dai nostri. E poi chi ci assicura che quelle vie ci saranno sempre aperte? Per tali ragioni, mi sembra che sia stato saggio proposito quello del governo italiano di uscire dal riserbo in cui si era tenuto fin qui e di prendere parte attiva agli avvenimenti che si vanno svolgendo sulle rive del Mar Rosso e nel Sudan. Se lo abbia fatto colle debite cautele e con cognizione di causa si vedrà in seguito</em>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="712" height="1024" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/5-712x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3753" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/5-712x1024.jpg 712w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/5-209x300.jpg 209w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/5-768x1105.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/5-480x690.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/12/5.jpg 794w" sizes="(max-width: 712px) 100vw, 712px" /></figure>



<p>In appendice, il lettore trova un prospetto relativo ai transiti attraverso il canale di Suez dal 1870 al 1883 (da 486 a 3.307 navi), il resoconto dei movimenti della dogana di Massaua nel 1879 (con importazioni ed esportazioni dei prodotti), il trattato fra Inghilterra, Abissinia ed Egitto del 3 giugno 1884, un <em>Project de Convention</em> ricavato dagli atti parlamentari.</p>



<p></p>



<p>©&nbsp;<em>Riproduzione riservata</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.cittadelsilenzio.it/2022/12/20/il-viaggio-nel-mar-rosso-e-tra-i-bogos-le-origini-del-colonialismo-italiano-viste-da-arturo-issel/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vicende editoriali di Giovanni Botero</title>
		<link>https://www.cittadelsilenzio.it/2022/08/17/vicende-editoriali-di-giovanni-botero/</link>
					<comments>https://www.cittadelsilenzio.it/2022/08/17/vicende-editoriali-di-giovanni-botero/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cittadelsilenzio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Aug 2022 18:15:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliofilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cittadelsilenzio.it/?p=3663</guid>

					<description><![CDATA[Il trattato "Delle cause della grandezza delle città" di Giovanni Botero uscì per la prima volta, in forma autonoma, nel 1588, a Roma, presso Giovanni Martinelli, con dedica a Cornelia Orsini d’Altemps di Gallese, giovane vedova di Roberto d’Altemps, la cui famiglia era frequentata da Botero.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il trattato <em>Delle cause della grandezza delle città</em> di Giovanni Botero uscì per la prima volta, in forma autonoma, nel 1588, a Roma, presso Giovanni Martinelli, con dedica a Cornelia Orsini d’Altemps di Gallese, giovane vedova di Roberto d’Altemps, la cui famiglia era frequentata da Botero. Il tipografo lo utilizzerà anche in una coeva raccolta dedicata alla grandezza delle città, insieme con testi di Lodovico Guicciardini e Claudio Tolomei.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/08/bot-727x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3666" width="498" height="708"/><figcaption><strong>Amedeo Augero, <em>Ritratto di Giovanni Botero</em> (1841)</strong><br>T<strong>orino, Musei Reali-Palazzo Reale </strong><br><strong>(dal Catalogo generale dei Beni Culturali)</strong></figcaption></figure></div>



<p>Nel 2016, le case editrici Aragno (a cura di Claudia Oreglia) e Viella (a cura di Romain Descendre) hanno ottimamente riproposto quest’opera preziosa del gesuita piemontese, che si segnala insieme con l’edizione Einaudi Millenni della <em>Ragion di Stato</em> (a cura di Pierre Benedittini e Romain Descendre) e con <em>Le Relazioni universali</em> pubblicate in due importanti volumi (a cura di Blythe Alice Raviola), sempre da Aragno, nel 2015.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/08/bot1-1.jpg" alt="" class="wp-image-3667" width="239" height="411" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/08/bot1-1.jpg 192w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/08/bot1-1-175x300.jpg 175w" sizes="(max-width: 239px) 100vw, 239px" /></figure></div>



<p>La storia editoriale delle <em>Cause della grandezza delle città</em> ha conosciuto numerose tappe, come ad esempio le edizioni veneziane Misserini 1619, Giunti 1640, Bertani 1659, Bertani 1671 e quelle ottocentesche di Milano (1830, 1839) e Torino (1872). Poi, le traduzioni spagnole (Madrid 1593, Barcellona 1599, Burgos 1603), tedesca (Strassburg 1596) e latine (Oberursel 1602, Colonia 1614). Si noti il fatto che solo in quattro occasioni il testo è uscito in forma autonoma: in una versione latina (<em>Johannis Boteri Llbri tres de origine urbium</em>, Helmstadt, Johannis Heitmulleri, 1665), nella più recente edizione critica curata da Mario de Bernardi, nel 1930, per l’Istituto Giuridico dell’Università di Torino, e, in ambito anglosassone (Londra 1606 e 1635, quest’ultima unita alle <em>Observations concerning the sea</em>), dove però la tradizione si è consolidata anteponendo le <em>Cause </em>alla <em>Ragion di Stato</em> (pubblicata da George Albert Moore nel 1949, poi da J.P. e D.P. Waley nel 1956) e dove, ancor oggi, l’opera esce preferibilmente autonoma.</p>



<p>La questione che ci riguarda è dunque il nesso tra le <em>Cause </em>e la <em>Ragion di Stato</em> e i riflessi sulla storia editoriale dell’opera. I due testi sono pressoché coevi (la prima edizione della <em>Ragion di Stato</em> uscì nel 1589, a Venezia, presso Giolito de Ferrari, senza il trattato sulle città: verrà ripubblicata “integrale” lo stesso anno) e s’influenzano vicendevolmente, in una complementarietà attestata anche dallo studio del lavoro di stesura. Pertanto, indipendentemente dalle scelte editoriali effettuate nel tempo e dalla tradizione che si è consolidata, prevale una lettura che non prescinda dall’opera “complessivamente” intesa e da quel costante colloquio tra i testi che – per dirla con Descendre – si rivela esito evidente di un progetto unitario così pensato dallo stesso Botero.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.cittadelsilenzio.it/2022/08/17/vicende-editoriali-di-giovanni-botero/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Jack Kahane e la Obelisk Press. Tra ideali e mercato</title>
		<link>https://www.cittadelsilenzio.it/2022/01/08/jack-kahane-e-la-obelisk-press-tra-ideali-e-mercato/</link>
					<comments>https://www.cittadelsilenzio.it/2022/01/08/jack-kahane-e-la-obelisk-press-tra-ideali-e-mercato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cittadelsilenzio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jan 2022 16:51:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliofilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cittadelsilenzio.it/?p=3450</guid>

					<description><![CDATA[La Obelisk Press è stata una delle case editrici più originali e audaci del Novecento. 
Ha diffuso su vasta scala opere coraggiose, altrimenti osteggiate, per ragioni di censura, negli Stati Uniti o in Inghilterra. 
Oggi, come si può intuire, rarità bibliografiche.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Fondata a Parigi da Jack Kahane, la Obelisk Press è da ritenersi una delle voci più originali e audaci dell’editoria del Novecento, strumento di diffusione, su vasta scala, di opere coraggiose, altrimenti osteggiate, per ragioni di censura, negli Stati Uniti o in Inghilterra. Sotto la guida di Kahane, che seppe trovare la sintesi perfetta tra un’abile strategia commerciale e battaglie dall’indiscutibile valore ideale e che fu l’editore di autori dirompenti, come Henry Miller o Anaïs Nin, la Obelisk svolse un ruolo di primo piano nella vita culturale europea tra le due guerre.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/1-1.jpg" alt="" class="wp-image-3457" width="263" height="335" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/1-1.jpg 320w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/1-1-236x300.jpg 236w" sizes="(max-width: 263px) 100vw, 263px" /><figcaption><em>Jack Kahane</em></figcaption></figure></div>



<p>Jonas (Jack) Kahane nasce a Broughton il 20 luglio 1887, figlio di immigrati ebrei giunti a Manchester dalla Romania pochi anni prima. Nel 1914, si arruola come soldato semplice. Arriva in Francia alla fine di settembre dello stesso anno e inizia a lavorare come interprete. Prende parte alle battaglie di Ypres (aprile-maggio 1915) e di Loos (settembre-ottobre 1915). <br>Ufficiale del traffico ferroviario, poi capitano di stato maggiore nel marzo 1918, dopo l’armistizio Kahane continua a servire l&#8217;esercito britannico e non viene smobilitato fino al giugno 1919. Durante la sua permanenza in Francia, conosce Marcelle Eugénie Girodias, giovane di origini spagnole, figlia di Léon Girodias, ricco ingegnere francese che aveva lavorato a progetti di irrigazione in Spagna e soprattutto alle ferrovie del Sudamerica. <br>Kahane e Marcelle si sposano a Parigi nel febbraio 1917. </p>



<p>Il loro primo figlio (di quattro), Maurice John Kahane, nasce nel 1919: sarà il celebre Maurice Girodias, fondatore, nel 1953, della casa editrice d’avanguardia Olympia Press. Kahane si ferma dunque in Francia dopo la guerra. Per gran parte della vita risiede a Neuilly-sur-Seine, sobborgo occidentale di Parigi, dove la famiglia si era trasferita nell&#8217;aprile 1933. Torniamo però alla Obelisk Press.</p>



<div class="wp-block-image is-style-rounded"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/6-2-1006x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3458" width="261" height="266" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/6-2-1006x1024.jpg 1006w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/6-2-295x300.jpg 295w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/6-2-768x782.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/6-2-480x489.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/6-2.jpg 1153w" sizes="(max-width: 261px) 100vw, 261px" /></figure></div>



<p>La casa editrice inizia ad acquisire notorietà a partire dal 1932, con l’uscita di una nuova edizione di <em>Storm</em>, opera dello scrittore di origine rumena Peter Neagoe, con la pubblicazione del romanzo di Charles Henri Ford e Parker Tyler, <em>The Young and the Evil</em> (1933), che racconta storie di vita omosessuale nel Greenwich Village, ma soprattutto con le memorie di Frank Harris, <em>My Life and Love</em>s (1934), uscite inizialmente in edizione privata, che confluiscono in due volumi e si avvalgono di una distribuzione mirata presso alcune librerie di Montmartre, Montparnasse e della Costa Azzurra. <br></p>



<p>Col 1934, Kahane inizia a pubblicare una serie di libri controversi, vietati per oscenità soprattutto in Gran Bretagna e Stati Uniti, tra cui <em>The Well of Loneliness</em> (1933), di Radclyffe Hall, <em>Boy</em> (1935), di James Hanley, il romanzo di Wallace Smith <em>Bessie</em> <em>Cotter</em> (1936) e l’autobiografia di una prostituta, <em>To Beg I am Ashamed</em> (1938), il cui autore si cela dietro lo pseudonimo di Sheila Cousins (con ogni probabilità Graham Greene). <br>Oggi – non serve dirlo – tutte rarità bibliografiche. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/4-3.jpg" alt="" class="wp-image-3466" width="-129" height="-175" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/4-3.jpg 291w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/4-3-220x300.jpg 220w" sizes="(max-width: 291px) 100vw, 291px" /></figure></div>



<p>Nel 1932 era stato intanto firmato il contratto con Henry Miller per la pubblicazione di <em>Tropic of Cancer</em>, che uscirà due anni dopo. “<em>Tropic of Cancer</em> was a modest success, and this brought my father great satisfaction. By the spring of 1937, within two and a half years, some six hundred copies had been sold out of a printing of one thousand”, ricorda Girodias nelle sue memorie. “The Obelisk Press was receiving streams of tiny orders from our single American trade client, the plucky Frances Steloff, owner of Ney York’s famous avant-garde bookstore, the Gotham Book Mart. Sometimes for six copies at a crack! We had to mail them one by one, wrapped in anonymous brown paper with all kinds of moronic markings in the hope of duping the U.S. Customs – which sometimes worked, and often didn&#8217;t”.</p>



<p>Oltre alla produzione commerciale, quale indiscutibile testimonianza dell’amore di Kahane per il libro, si devono ricordare alcune edizioni in tiratura limitata e il libro d’artista <em>La Fable de Phaëton</em>, con incisioni dell’amico Roger Vieillard, artista, banchiere e sportivo, pubblicato nel 1939.</p>



<p><em>Bibliografia</em><br>Maurice Girodias, <em>The Frog Prince. An Autobiography</em>, New York, Crown Publishers, 1980<br>Neil Pearson, <em>Obelisk. A History of Jack Kahane and the Obelisk Press</em>, Liverpool University Press, 2007</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/2-2.jpg" alt="" class="wp-image-3461" width="356" height="481" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/2-2.jpg 684w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/2-2-222x300.jpg 222w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2022/01/2-2-480x649.jpg 480w" sizes="(max-width: 356px) 100vw, 356px" /></figure></div>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.cittadelsilenzio.it/2022/01/08/jack-kahane-e-la-obelisk-press-tra-ideali-e-mercato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alfabeta: una rivista degli anni &#8217;80</title>
		<link>https://www.cittadelsilenzio.it/2021/09/03/alfabeta-una-rivista-degli-anni-80/</link>
					<comments>https://www.cittadelsilenzio.it/2021/09/03/alfabeta-una-rivista-degli-anni-80/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cittadelsilenzio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Sep 2021 10:01:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliofilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cittadelsilenzio.it/?p=3383</guid>

					<description><![CDATA[Il breve approfondimento qui proposto è dedicato a un periodico che ha segnato l’editoria degli anni '80 in Italia: Alfabeta. 
A partire dal maggio 1979, infatti, la rivista iniziò a proporre un progetto editoriale e culturale nuovo, rivolto al lettore ideologizzato, che aveva pienamente vissuto (e assorbito) il '68.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il breve approfondimento qui proposto è dedicato a un periodico che ha segnato l’editoria degli anni &#8217;80 in Italia: <em>Alfabeta</em>. <br>A partire dal maggio 1979, infatti, la rivista iniziò a proporre un progetto editoriale e culturale nuovo, rivolto al lettore ideologizzato, che aveva pienamente vissuto (e assorbito) il &#8217;68.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/09/ab1.jpg" alt="" class="wp-image-3384" width="248" height="366" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/09/ab1.jpg 237w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/09/ab1-203x300.jpg 203w" sizes="(max-width: 248px) 100vw, 248px" /></figure></div>



<p>Si trattava di un dinamico e sofisticato strumento d’investigazione della realtà, ma, soprattutto, di un potente antidoto contro “<em>il virus più diffuso allora, quello delle recensioni che ti fanno credere che a quel punto credi di sapere già cosa pensare di un autore, e quindi ti risparmi di leggerlo</em>”, come ha scritto, nella sua preziosa <em>Testimonianza generazionale</em>, Flaminio Gualdoni (vedi il catalogo dell’importante mostra <em>Alfabeta 1979-1988</em>, Modena, Galleria Civica-Palazzo Santa Margherita, 25 marzo-7 maggio 2017, a cura di Francesca Mora, testi di Flaminio Gualdoni, Francesca Mora e Mario Bertoni, Modena, Fondazione Mudima, 2017). <br>Oltre a quelli di Nanni Balestrini, Gino Di Maggio e Maria Corti, figura di riferimento resta Antonio Porta, fondatore, e, dal 1981, come Leo Paolazzi, direttore.</p>



<div class="wp-block-image is-style-rounded"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/09/md30901760929.jpg" alt="" class="wp-image-3385" width="286" height="344"/></figure></div>



<p>La rivista &#8211; è noto &#8211; ambiva a imporre una voce diversa e libera nel magmatico panorama letterario degli anni &#8217;80, cui contribuirono però artisti di fama, quali Dorfles, Melotti, Baj, Isgrò, Tadini, Carmi, Scialoja, Dorazio, Pozzati, Alighiero Boetti, Paolini, Mondino e altri. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="223" height="297" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/09/ab2.jpg" alt="" class="wp-image-3387"/></figure></div>



<p>Il salto in avanti tentato da un periodico così <em>visivamente</em> ancorato alla parola, all’inchiostro, ai corpi dissonanti, poggiava, oltre che sulla varietà dei contenuti, su un linguaggio a più registri, sul sapiente utilizzo <em>emotivo</em> delle immagini. <br>E le meravigliose copertine sono lì a testimoniarlo. La foto, il disegno, il collage non sono corredo, ancillari, bensì sostanza, contenuto, visivo e linguistico insieme. Decisivo, rispetto alla “<em>tradizione nobile del fascicolo col dorso da mettere in biblioteca</em>”, cui fa puntualmente riferimento, ancora, Gualdoni, per sottolineare il compiuto “<em>passo in là oltre i saputi</em>”.</p>



<p>Della prima serie di <em>Alfabeta</em> sono usciti, complessivamente, 114 numeri, fino al 1988 (e si veda, in proposito, l&#8217;antologia <em>Alfabeta 1979-1988</em>, a cura di Rossana Bossaglia, Milano, Bompiani, 1996).</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/09/md30901760928.jpg" alt="" class="wp-image-3386" width="582" height="196"/></figure></div>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.cittadelsilenzio.it/2021/09/03/alfabeta-una-rivista-degli-anni-80/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>10 piccoli pinguini</title>
		<link>https://www.cittadelsilenzio.it/2021/04/06/10-piccoli-pinguini/</link>
					<comments>https://www.cittadelsilenzio.it/2021/04/06/10-piccoli-pinguini/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cittadelsilenzio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 07:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliofilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cittadelsilenzio.it/?p=3328</guid>

					<description><![CDATA[C’è un pinguino alle origini del tascabile moderno. Lo si vede sui libretti di qualità, a poco prezzo, con la copertina piacevolmente morbida, pubblicati dall’inglese Allan Lane, considerato - e a ragione - un innovatore dell’editoria contemporanea.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è un pinguino alle origini del tascabile moderno. Lo si vede sui libretti di qualità, a basso costo, con la copertina piacevolmente morbida, pubblicati dall’inglese Allan Lane, considerato &#8211; e a ragione &#8211; un innovatore dell’editoria contemporanea. <br>Un giorno, Lane, editore della The Bodley Head, durante un viaggio di ritorno dalla casa di Agatha Christie, resta colpito dalla difficoltà di trovare libri ben fatti, con contenuti di qualità, economici, facilmente acquistabili in punti vendita comunemente diffusi, come quelli presenti nelle stazioni.</p>



<div class="wp-block-image is-style-rounded"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/04/allen-lane-750x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3329" width="537" height="733" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/04/allen-lane-750x1024.jpg 750w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/04/allen-lane-220x300.jpg 220w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/04/allen-lane-768x1049.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/04/allen-lane-1124x1536.jpg 1124w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/04/allen-lane-480x656.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/04/allen-lane.jpg 1464w" sizes="(max-width: 537px) 100vw, 537px" /><figcaption><a href="https://www.penguin.co.uk/company/about-us/company-history.html">https://www.penguin.co.uk/company/about-us/company-history.html</a></figcaption></figure></div>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Sulla scia dell’esperienza della tedesca Albatross, di John Holroyd-Reece, Lane pensa allora a creare un prodotto nuovo, per formato e grafica, affidato alla semplicità attraente di colori puri e a una decisa valorizzazione del marchio (poi ulteriormente potenziato da Jan Tschichold, a partire dal 1947): il pinguino, appunto, disegnato prendendo a modello uno degli animali che vivevano nello zoo di Londra. Un pinguino nel taschino, però: il prezzo non deve superare quello di un pacchetto di sigarette.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/04/hwww.penguin.co_.uk_.jpg" alt="" class="wp-image-3330" width="243" height="292" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/04/hwww.penguin.co_.uk_.jpg 266w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/04/hwww.penguin.co_.uk_-250x300.jpg 250w" sizes="(max-width: 243px) 100vw, 243px" /></figure></div>



<p>Lane capisce subito che la qualità dei contenuti non ostacola la quantità delle tirature, tanto meno i risultati di vendita, se si investe su una capillare distribuzione e, soprattutto, se si ampliano i canali di commercializzazione (e di promozione), infrangendo così la strutturale staticità del mercato. <br>Una sorta di “rivoluzione distributiva”, insomma, non estranea però alla cultura inglese, che già conosceva l’arte di vendere i libri in luoghi insoliti, come le stazioni ferroviarie, o insieme con generi merceologici diversi, come avviene nei grandi magazzini. I primi dieci pinguini, tra i quali Hemingway, escono simultaneamente nel luglio 1935.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/04/the-story-behind-the-first-penguins-body-image-960x306-1.jpg" alt="" class="wp-image-3331" width="243" height="393"/></figure></div>



<p>Altre avventure conoscono grande fortuna nell’editoria di massa del secondo dopoguerra, seppur non comparabile a quella del pinguino. <br>Nel 1939, nascono i Pocket Books, grazie a Robert de Graaf, che trasferisce negli Stati Uniti l’esperienza dei pinguini apprezzata in Inghilterra. <br>Il 9 febbraio 1953, è il turno di Le Livre de Poche, serie dovuta alla creatività di Henri Filipacchi, Segretario Generale di Hachette, che, già due anni dopo, è in grado di immettere nel mercato la collezione Pratique, poi la Classique, poi la Policier e così via… <br>Infine c ‘è l’Italia, che conosce l’austera, meravigliosa “prima” BUR, su progetto di Luigi Rusca e Paolo Lecaldano, ma che al pinguino deve, più che altro, esperienze maggiormente in sintonia con i cambiamenti del pubblico dei lettori e con l’evolversi, rapidissimo, dei nuovi linguaggi, prima di tutto quelli del cinema e della tv.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/04/Ernest_Hemingway_-_Addio_alle_armi_A_Farewell_to_Arms_-_Oscar_Mondadori_27_aprile_1965.jpg" alt="" class="wp-image-3332" width="240" height="407" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/04/Ernest_Hemingway_-_Addio_alle_armi_A_Farewell_to_Arms_-_Oscar_Mondadori_27_aprile_1965.jpg 301w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/04/Ernest_Hemingway_-_Addio_alle_armi_A_Farewell_to_Arms_-_Oscar_Mondadori_27_aprile_1965-177x300.jpg 177w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></figure></div>



<p>Tocca allora agli Oscar Mondadori farsi carico dell’eredità di Lane. L’esordio risale al 27 aprile del 1965, in libreria, ma anche in edicola. Gli Oscar puntano in modo nuovo sui canali di distribuzione e sul fatto che il libro si possa trovare facilmente (e trasportare altrettanto agevolmente, “a casa, in tram, in autobus, in filobus, in metropolitana, in automobile, in taxi, in treno, in barca, in motoscafo, in transatlantico, in jet, in fabbrica, in ufficio, al bar, nei viaggi di lavoro, nei week-end, in crociera, Gli Oscar saranno sempre nella vostra tasca, sempre a portata di mano“). <br>Il primo numero è <em>Addio alle armi</em>, di Hemingway, con una tiratura iniziale di 75.000 copie, subito esaurita. L’illustrazione di copertina, che rimanda all’attore Rock Hudson (raffigurato sorridente, in primo piano), protagonista del popolare film <em>A Farewell to arms</em>, del 1957, diretto da Charles Vidor, si deve all’ottimo pittore Mario Tempesti, già collaboratore di Mondadori come illustratore di &#8220;Arianna&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.cittadelsilenzio.it/2021/04/06/10-piccoli-pinguini/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tra peste e poesia: libri di un frate ligure del Seicento</title>
		<link>https://www.cittadelsilenzio.it/2021/03/15/tra-peste-e-poesia-i-libri-di-un-frate-ligure-del-seicento/</link>
					<comments>https://www.cittadelsilenzio.it/2021/03/15/tra-peste-e-poesia-i-libri-di-un-frate-ligure-del-seicento/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cittadelsilenzio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 18:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliofilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cittadelsilenzio.it/?p=3299</guid>

					<description><![CDATA[Di Ambrogio Oliveri, predicatore, assistente spirituale presso l’ospedale genovese di Pammatone, prolifico autore di opere devozionali e membro della comunità cappuccina di Novi, si riesce oggi a tracciare un primo profilo bibliografico, tenendo conto della presenza di materiali ancora inediti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>&#8220;<em>Nove uno de’ più riguardevoli, e nobili Luoghi, che in sé, come ad ognuno è noto, contenga il dominio della Liguria, per quanto sia incerto di sua fondazione di tempo preciso, ad ogni modo l’anno 1135 era di numerosa, e riguardevole Populazione, come appare dalla giurata fedeltà in quel tempo al comune di Genova; &#8216;Universus Populus Novarum, Divites, mediocres, et Pauperes&#8217;; e molto più ancora le seguenti parole: &#8216;Milites, et Pedites&#8217;. La qual definizione di Persone, e di Soldati non si verifica di Luoghi ignobili ancora. Persuade la sua nobiltà, che si governasse a Consoli: il qual titolo di Magistrato se bene ne’ tempi seguenti si addimesticò assai, di que’ dì non costumavasi, che ne Luoghi, e Città insigni. Ma che sia per antico, Nove Città della Serenissima Republica di Genova, posta fra le pianure della Lombardia, e Ligustici monti, piglia il suo glorioso nome da nove Case, o Castelli, che gli Abitanti solamente avevano in un territorio ameno, d’aria temperata, e perfettisima. Conspicuo nella magnificenza di più Chiese, e Monasteri di Religioni diverse, nell’abbondanza d’ogni sorte di merci, in numero di Popolo, in chiarezza di molte Famiglie illustri: con la felicità del comercio co’ gli Stati di Milano, di Monferrato, e dell’Imperio, e per le Fiere de cambj quattro volte l’anno conosciuto e celebre alle maggiori Piazze d’Europa. In Esso da ogni tempo han fiorito Uomini qualificati in diverse facultà, e Professioni Teologiche, Filosofiche, di Canoni, di Medicina, e specialmente di Leggi. Ambasciatori a’ Prencipi; provinciali, e Generali di Ordini Sacri, Religiosi, e Monache di vita commendabile, ed eccellenti Predicatori: quello però, che molto più lo rende conspicuo si è la pietà, e divotione verso Dio, e la sua Santissima Madre</em>&#8221; (Ambrogio da Novi, <em>Ristretto di Maraviglie operate in Nove dalla Madre di Dio Vergine Lagrimosa</em>, Mondovì, Vincenzo e Gio. Battista Rossi, 1694, pp. 8-10).</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/fot-banner-1024x597.jpg" alt="" class="wp-image-3300" width="578" height="337" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/fot-banner-1024x597.jpg 1024w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/fot-banner-300x175.jpg 300w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/fot-banner-768x448.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/fot-banner-1536x896.jpg 1536w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/fot-banner-480x280.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/fot-banner.jpg 1697w" sizes="(max-width: 578px) 100vw, 578px" /></figure>



<hr class="wp-block-separator is-style-wide"/>



<p>Di Ambrogio Oliveri (Olivieri), predicatore, assistente spirituale presso l’ospedale genovese di Pammatone, prolifico autore di opere devozionali e membro della comunità cappuccina di Novi (ora Novi Ligure), nel cui convento risiede dalla metà degli anni Settanta agli anni Novanta del XVII secolo, si riesce oggi a tracciare un primo profilo bibliografico, tenendo conto della presenza di materiali ancora inediti. Ci si riferisce, in particolare, a una <em>Storia delle opere insigni di Misericordia</em> (cfr. V. Archelite, in «Notiziario della Sezione Ligure dell’Associazione Italiana Biblioteche», 24, 1, 2014), come traccia memoriale manoscritta, relativa all’opera di assistenza prestata dai frati cappuccini durante le epidemie. <br>Per quanto riguarda le edizioni, la biblioteca civica della città di Novi Ligure conserva alcune testimonianze interessanti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.apertura-731x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3311" width="356" height="499" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.apertura-731x1024.jpg 731w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.apertura-214x300.jpg 214w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.apertura-768x1076.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.apertura-1096x1536.jpg 1096w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.apertura-1462x2048.jpg 1462w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.apertura-480x672.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.apertura.jpg 1559w" sizes="(max-width: 356px) 100vw, 356px" /></figure>



<p>Il testo dal quale iniziamo è, forse, il più noto. <br>Del <em>Ristretto di Maraviglie operate in Nove dalla Madre di Dio Vergine Lagrimosa</em> si hanno almeno tre edizioni censite: Anversa (Angelo Massuto, 1693), Mondovì (Vincenzo e Gio. Battista Rossi, 1694) e Genova (Tipografia Arcivescovile, 1891). L’opera è dedicata a Novi e al rapporto della città con la Vergine Lagrimosa, in virtù della costante, incrollabile protezione esercitata da quest’ultima sulla comunità locale. Nel 1988, Lorenzo Bovone ha fornito un’analisi del <em>Ristretto</em>, condotta sulla base dell’edizione Anversa 1693, e a questo puntuale contributo è bene che si faccia riferimento. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.1-628x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3302" width="339" height="552" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.1-628x1024.jpg 628w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.1-184x300.jpg 184w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.1-768x1252.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.1-942x1536.jpg 942w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.1-1256x2048.jpg 1256w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.1-480x783.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.1-scaled.jpg 1570w" sizes="(max-width: 339px) 100vw, 339px" /></figure>



<p>Similmente all’edizione di Anversa, l’esemplare piemontese si chiude con tre componimenti dedicati ad Ambrogio, a cura di Francesco Maria Mazza, del lettore di filosofia Bartolomeo Lodolo e di Gio. Carlo Cattaneo. Figure che non vanno trascurate. Infatti, versi dedicati ad Ambrogio compaiono anche nell’<em>Esercjzio sacro in sette giorni diviso in memoria de sette dolori di Maria Vergine Lagrimosa</em> (Milano, Antonio Camagni vicino alla Rosa, 1698). Ne sono autori: Carlo Girolamo Ceretti, canonico e maestro di cappella presso l’Insigne Chiesa Collegiata di Novi; Gio. Giacomo Corte, dottore e accademico; Ciro Corpieti; Francesco Mazza; Filippo Oliveri, chierico; Giuseppe Maria Porri, musicista presso la Collegiata. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.2-799x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3303" width="364" height="466" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.2-799x1024.jpg 799w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.2-234x300.jpg 234w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.2-768x984.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.2-1199x1536.jpg 1199w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.2-1598x2048.jpg 1598w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.2-480x615.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.2-scaled.jpg 1998w" sizes="(max-width: 364px) 100vw, 364px" /></figure>



<p>L’<em>Esercizio</em>, attraverso il quale Ambrogio dice di voler comporre «un Sacro Esercizio da praticarsi ogni anno, e se possibil fosse, ogni mese», sollecita il nostro interesse proprio grazie a questi verseggiatori più o meno improvvisati e al breve dialogo fra le anime del purgatorio e un peccatore (pp. 163-166) che richiama, con responsabilità autoriale, l’Accademia in Nove de Nuovi Risvegliati, composta, tra gli altri, dai citati Mazza, musicista, citarista e poeta, «tra Nuovi Risvegliati il Vigilante», e Corpieti, Accademico Incrollabile. Oliveri, Mazza e Lodolo erano già stati gli autori di altri componimenti apologetici inclusi nelle <em>Riflessioni divote sopra la Vergine addolorata a’ pie’ della croce</em> (Milano, Fratelli Camagni alla Rosa, 1695).</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.3-634x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3301" width="351" height="567" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.3-634x1024.jpg 634w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.3-186x300.jpg 186w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.3-768x1241.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.3-951x1536.jpg 951w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.3-1268x2048.jpg 1268w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.3-480x775.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.3-scaled.jpg 1585w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /></figure>



<p>Questo libro è una raccolta «di lodi, d’ossequii alla gran Madre di Dio» (in quegli anni, Ambrogio era predicatore sulle prerogative di Maria), un esile elenco di dodici riflessioni dedicate alla Vergine, ma soprattutto all’allora vescovo di Tortona, il milanese Carlo Francesco Ceva. <br>La prefazione, siglata a Novi il 28 luglio 1695, è infatti imbevuta di elogi per Ceva. Sottile e giovanissimo ingegno al cospetto di papa Innocenzo X, che rimase naturalmente colpito dalle sue precoci qualità, Ceva fu vicario generale dell’arcivescovo Litta, primo passo di una luminosa carriera in patria. Innocenzo XI lo fece vescovo di Tortona nel 1682, diocesi che Ceva stava guidando con quella sicurezza e quelle virtù che facevano gridare a un nuovo san Carlo Borromeo.</p>



<p>Nel 1710, esce a Genova l’opera più ambiziosa di Ambrogio, la <em>Dottrina cristiana o sia sommario breve per vivere da buon Cristiano</em> (Genova, Franchelli, 1710), che conobbe una discreta fortuna, con almeno altre tre edizioni censite, tutte pubblicate dal genovese Franchelli: 1711, 1718<sup>3</sup>, 1718<sup>4</sup>. Incentrata sul valore della penitenza e della confessione, nonché sui comandamenti dati a Mosè e perfezionati da Gesù, la riflessione di Ambrogio è rivolta «non meno a Confessori, che a Penitenti, e ad’ogni sorte di Persone, che amano esser’instrutti ne dogmi di nostra Fede». </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.4-696x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3305" width="350" height="514" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.4-696x1024.jpg 696w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.4-204x300.jpg 204w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.4-768x1130.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.4-1044x1536.jpg 1044w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.4-1392x2048.jpg 1392w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.4-480x706.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.4-scaled.jpg 1740w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></figure>



<p>S&#8217;inserisce invece nel solco della “letteratura della buona morte”, popolare genere di testi pensati per i moribondi e i loro assistenti spirituali, <em>La buona morte de giusti preziosa nel divin cospetto et il modo di farla buona anco i peccatori</em> (Genova, Giovanni Franchelli, 1723), uscito non molto tempo prima della fine dello stesso Ambrogio, avvenuta probabilmente nel 1726. L’opera è dedicata a un <em>N.N.</em> che aveva diretto l’Ospedale di Pammatone, «ove io pure essercitavo la carica intorno a que’ Letti nell’assistenza de gli Ammalati», e che ottenne dall’autore di restare anonimo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.6-734x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3307" width="369" height="515" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.6-734x1024.jpg 734w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.6-215x300.jpg 215w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.6-768x1072.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.6-1101x1536.jpg 1101w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.6-1468x2048.jpg 1468w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.6-480x670.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.6-scaled.jpg 1835w" sizes="(max-width: 369px) 100vw, 369px" /></figure>



<p>Infine, merita un cenno l’<em>Alfabeto di vera sapienza sopra le grandezze di Maria Vergine Madre di Dio Immacolata </em>(Genova, Franchelli, 1712), una silloge di discorsi scritti in lode della Vergine e indirizzati a Luca Grimaldi (unitamente al suo casato, «che in ogni luogo ne sparge la Fama, e ne registran le Storie, che senza più favellarne, o scriverne, son già eternati nelle memorie dei Secoli»). <br>L’<em>Alfabeto</em> è organizzato per argomenti, elencati ovviamente in ordine alfabetico: «Alpha. Maria Vergine in tutto simile al Figlio, Alpha Cristo, Alpha Maria, l’uno e l’altra Innocenti» oppure «Acquedotto di Paradiso. Maria Vergine Immacolata, come Acquedotto, che uscì dal Paradiso» e così via&#8230;</p>



<p>In conclusione, si nota che risultano censite almeno due ulteriori pubblicazioni riconducibili ad Ambrogio da Novi: <em>I santi pensieri di suffragare le anime del Purgatorio</em> (Genova, Casamara, [1719]) e <em>Il paroco diligente nell&#8217;’Ufficio di Predicare, e Spiegare i Vangeli nelle Feste al suo Popolo</em> (Genova, Franchelli [1718]), quest’ultima funzionale al lavoro dei parroci e dai parroci liguri dedicata alla Madonna della Guardia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.7-715x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3308" width="371" height="531" srcset="https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.7-715x1024.jpg 715w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.7-209x300.jpg 209w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.7-768x1100.jpg 768w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.7-1072x1536.jpg 1072w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.7-1430x2048.jpg 1430w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.7-480x688.jpg 480w, https://www.cittadelsilenzio.it/wp-content/uploads/2021/03/sisti.7-scaled.jpg 1787w" sizes="(max-width: 371px) 100vw, 371px" /></figure>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.cittadelsilenzio.it/2021/03/15/tra-peste-e-poesia-i-libri-di-un-frate-ligure-del-seicento/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
