Nel 1785, il magistrato francese Charles
Mercier Dupaty, ingegno versatile, ma animo impetuoso e
carattere difficile, distintosi in patria per la marcata
opposizione all’assolutismo del sovrano e della sua corte,
intraprese un viaggio negli stati italiani con lo scopo
dichiarato di studiarne le riforme giuridiche e la procedura
criminale. Partì per Avignone e, passando da Tolone e Nizza,
visitò Genova, Lucca, Firenze, Roma e Napoli, prendendo nota
degli spostamenti su un apposito diario. Del viaggio italiano,
il presente volume comprende le lettere su Genova e il
Granducato poiché legate da una profonda affinità tematica: la
riflessione politica intorno agli ordinamenti giudiziari e ai
sistemi di detenzione. Aspetti sui quali si posa - ora colmo di
ammirazione, ora di sdegno - lo sguardo del magistrato devoto ai
lumi, discepolo degli enciclopedisti, traduttore di Beccaria,
amico di Voltaire e philosophe egli stesso. Fu proprio in
seguito a quel viaggio che Dupaty ebbe l’occasione di mettere
nuovamente in pratica le sue idee di riforma in materia di
procedura criminale, lavorando all’unificazione delle usanze e
alla realizzazione di un codice. Pubblicò infatti le note
contenute nella lunga Lettre sur la procédure criminelle de la
France, dove respingeva la tortura, chiedeva l’uguaglianza di
tutti gli imputati davanti alla legge, sosteneva il diritto di
difesa del cittadino, domandava che le pene fossero
proporzionate ai delitti commessi e proponeva di sostituire alla
pena capitale l’esilio. Le Lettres sur l’Italie, uscite per la
prima volta nel 1788, conobbero subito un grande successo in
tutta Europa. Durante il Termidoro, i giacobini fecero di Dupaty
un voltairiano di sinistra, mentre l’ottocento lo celebrò
soprattutto per le doti di letterato. La sua prosa, in effetti,
è piacevolmente affabulatoria e assai ricca di immagini. Ai
romantici la cosa non sfuggì, il che garantì all’opera un grande
successo postumo, per tutto il diciannovesimo secolo.
Matteo Binasco
Viaggiatori e missionari nel Seicento. Pacifique de Provins
fra Levante, Acadia e Guyana (1622-1648)
Prefazione di Luca Codignola
2006, 10 euro
Fin dalle origini del cristianesimo - per
necessità o per scelta - i missionari sono stati grandi
viaggiatori. Questo libro, incentrato sulla figura del
cappuccino francese Pacifique de Provins (1588-1648), prende in
esame motivazioni, rischi, strategie, speranze e illusioni del
viaggio missionario nel periodo immediatamente successivo al
concilio di Trento. L’esemplare caso di Pacifique de Provins,
protagonista di importanti missioni in medio oriente e di un
temerario viaggio nelle Antille francesi, consente inoltre di
approfondire in modo puntuale le tematiche relative all’incontro/scontro
fra un religioso del primo seicento e i nativi americani, sullo
sfondo del processo di espansione europea e di evangelizzazione
cattolica nel nuovo mondo. Un libro importante, di grande
interesse per la storia dei viaggi americani: il primo che uno
studioso italiano dedica all’autore della Brève Relation du
voyage de l’Amérique.